Conlaccento

Un blog sul web making di Antonio Trifirò

Cosa mi porto a casa dagli Accessibility Days 2026


L’ultima conferenza a cui ho partecipato di persona era il WordCamp Bari 2019 — di cui ero anche organizer. Sette anni fa, più o meno. Da allora: pandemia, genitorialità, lavoro da remoto e una serie di buone intenzioni mai concretizzate di tornare a fare networking in carne e ossa.

Il 21 maggio scorso sono salito su un treno per Roma e ho passato una giornata all’Università La Sapienza per gli Accessibility Days 2026.

Valeva la pena? Sì. Ecco cosa mi porto a casa.

Il workshop: diversi occhi sullo stesso problema

La mattina l’ho passata al workshop “Mettiti in gioco! Workshop pratico di design accessibile”, tenuto da ChiaraCielo Longobardi e Giulia Baroni.

Il formato: gruppi da cinque persone con il compito di progettare componenti per una user persona con disabilità. Semplice sulla carta, interessante nella pratica.

La cosa che mi ha colpito di più non è stata l’accessibilità in sé — quella la mastico — ma il lavorare con persone di background molto diversi: designer, developer, persone con competenze legali o di comunicazione. Tutti davanti allo stesso problema, tutti con una chiave di lettura diversa.

Il risultato è quello che ho iniziato a chiamare mentalmente soluzioni “più rotonde”: meno taglienti, meno sicure di sé, ma più complete. Quando ti liberi dall’idea che il tuo punto di vista sia quello giusto, le soluzioni migliorano.

Le norme che (forse) non sapevi esistessero

Il talk di Roberto Scano, “Le norme tecniche per l’accessibilità digitale”, è stato quello che mi ha dato la visione più olistica della materia.

Spesso chi lavora con l’accessibilità conosce le WCAG e poco altro. Scano ha delineato il quadro normativo completo — direttive europee, norme tecniche, leggi nazionali — e ha fornito un aggiornamento sullo stato della EN 301 549, la norma tecnica di riferimento per l’accessibilità dei prodotti e servizi ICT in Europa.

La novità più rilevante: il prossimo aggiornamento della norma che introdurrà le WCAG 2.2 livello AA come standard di riferimento potrebbe essere pubblicato entro la fine dell’anno. Chi lavora su appalti pubblici o prodotti soggetti alla direttiva europea farà bene a tenerlo d’occhio.

Il testing fa la differenza (e certi casi reali lo dimostrano)

Antonino Cotroneo e Sauro Cesaretti — quest’ultimo Presidente degli Accessibility Days — hanno portato sul palco il talk “Accessibilità, ciò che conta davvero: perché il testing fa la differenza”.

Metodologie di testing, esempi pratici, e una serie di casi reali che a tratti rasentano il grottesco. Il tipo di talk che ti ricorda perché fare le cose per bene non è un optional: i prodotti accessibili “sulla carta” che poi non lo sono nella realtà sono la norma, non l’eccezione.

Il messaggio che mi è rimasto: il testing non è la fine del processo, è il cuore del processo.

La parte che conta di più: le persone

Lo so, lo diciamo tutti. Eppure è vero.

Rivedere colleghi e contributor WordPress che conosco da anni, stringere finalmente la mano a qualcuno che conosci solo virtualmente, scambiare due parole con persone nuove che condividono la tua stessa passione — e la vita vissuta, le battute, i commenti sul caffè — è la parte che nessun talk può replicare.

È anche quella che ti ricorda perché vale la pena uscire di casa e prendere un treno.

Benzina per la passione

Sette anni senza conferenze lasciano un po’ di ruggine. Non tecnica — quella si combatte studiando — ma quella motivazionale, quella che si accumula quando lavori da remoto e perdi il contatto fisico con la comunità.

Una giornata come quella del 21 maggio agli Accessibility Days vale quanto mesi di newsletter. Ti ricarica, ti ridà prospettiva, ti ricorda che non sei solo a lavorare su queste cose.

Già penso al prossimo evento.

Peace&Love! ✌️